Secondo Cyril Sabbagh, l’ecosistema delle criptovalute sta entrando in una nuova fase di maturità. La sfida non è più solo l’esposizione direzionale, ma la capacità di strutturare strategie di rendimento attorno a una classe di attività ormai pienamente integrata nei mercati finanziari. Arbitraggio, inefficienze di mercato, tokenizzazione e strategie di finanziamento delineano, secondo lui, il prossimo ciclo di sviluppo del settore.
Come valuta l’attuale situazione del mercato delle criptovalute dopo la forte correzione del Bitcoin e il netto calo del settore negli ultimi mesi?
Le correzioni sono parte integrante della storia dei mercati finanziari e gli asset digitali non fanno eccezione a questa regola. Ciò che è interessante oggi è che, nonostante le fasi di ribasso, i fondamentali dell’ecosistema continuano a rafforzarsi.
L’adozione istituzionale sta progredendo, le infrastrutture si stanno professionalizzando, i mercati dei derivati stanno acquisendo maggiore profondità e sofisticazione e i principali attori finanziari stanno ormai sviluppando offerte dedicate. Non siamo più in una logica di moda o di sperimentazione. Gli asset digitali si stanno affermando in modo duraturo nel panorama finanziario mondiale.
Quando BlackRock, Fidelity, le banche private, i mercati dei derivati regolamentati e un numero crescente di società quotate si interessano a questa classe di attività, non siamo più in una fase di sperimentazione, ma in una fase di progressiva integrazione nel sistema finanziario.
In che misura lo spostamento dell’attenzione degli investitori verso l’IA e le grandi IPO del settore tecnologico ha pesato sull’universo delle criptovalute?
I mercati funzionano spesso secondo cicli di attenzione. Dopo un periodo in cui gli asset digitali hanno concentrato gran parte dell’interesse degli investitori, una parte dei flussi si è naturalmente spostata verso l’intelligenza artificiale e alcuni grandi titoli tecnologici.
Ma vedo più una rotazione che una sostituzione. Entrambi i settori si basano su dinamiche simili: innovazione, effetti di rete, infrastrutture tecnologiche e potenziale di trasformazione economica.
Del resto, molti investitori istituzionali stanno iniziando a considerare l’IA e gli asset digitali come due grandi temi strutturali complementari del prossimo decennio, piuttosto che come temi concorrenti.
A che punto del ciclo di adozione collocate oggi le criptovalute?
A mio avviso, ci troviamo in una fase di transizione particolarmente interessante.
La componente speculativa è ancora presente, come in ogni classe di attività emergente, ma non è più l’unico motore del mercato. L’arrivo degli ETF, lo sviluppo dei mercati dei derivati, l’emergere di infrastrutture istituzionali, l’ascesa delle banche specializzate e i progressi normativi testimoniano una vera e propria strutturazione del settore.
Come spesso accade nella storia finanziaria, la maturità di una classe di attività si misura in base allo sviluppo del suo ecosistema. Oggi assistiamo alla comparsa di soluzioni di custodia, finanziamento, copertura, arbitraggio e gestione del rischio paragonabili a quelle che esistono da tempo nei mercati tradizionali.
Come si sta evolvendo la logica di investimento nei criptoasset tra esposizione direzionale e ricerca di rendimento?
Per molto tempo, investire in asset digitali significava essenzialmente acquistare Bitcoin e aspettare.
Oggi stiamo entrando in una nuova fase. Come nei mercati finanziari tradizionali, gli investitori cercano ormai di distinguere, da un lato, l’esposizione e, dall’altro, la generazione di rendimento.
Si sta assistendo all’emergere di una crescente domanda di strategie in grado di generare rendimenti indipendentemente dall’andamento del mercato: arbitraggio, strategie market neutral, strategie relative o ottimizzazione del capitale.
La questione centrale non è più chiedersi se investire o meno negli asset digitali, ma capire quali strategie sia possibile costruire attorno ad essi. È un segno di maturità. Una classe di asset diventa veramente matura quando gli investitori iniziano a interessarsi tanto alle strategie quanto agli asset stessi.
Quali sono oggi le principali fonti di rendimento nell’universo degli asset digitali?
Man mano che la classe di attività matura, emergono diverse famiglie di strategie in grado di generare rendimento. La prima corrisponde ai rendimenti nativi dei protocolli blockchain, in particolare attraverso lo staking o il restaking. Il rendimento deriva quindi direttamente dalla partecipazione al funzionamento e alla sicurezza delle reti.
La seconda comprende le strategie di finanziamento, sia che vengano attuate nella finanza decentralizzata sia in contesti centralizzati. In questo caso, il rendimento deriva dalla messa a disposizione di capitale ad altri attori del mercato.
La terza consiste nell’importare nell’universo digitale meccanismi già ben noti della finanza tradizionale, in particolare tramite fondi monetari tokenizzati o determinate strategie di gestione della liquidità. Il rendimento deriva quindi principalmente dai tassi di interesse sottostanti. Si tratta in particolare dell’approccio adottato da diversi operatori che oggi tokenizzano fondi monetari o obbligazionari.
La quarta categoria, che ci sembra particolarmente interessante, si basa sulle inefficienze di mercato. Gli asset digitali rimangono un mercato giovane, globale e frammentato. Questa frammentazione genera differenziali di prezzo, anomalie di valutazione e squilibri sui mercati dei derivati che possono essere sfruttati attraverso strategie di arbitraggio, basis trading, gestione del funding o strategie market neutral.
È proprio intorno a queste strategie che si osserva oggi un crescente interesse da parte degli investitori professionali, dei family office e dei gestori patrimoniali. Molti cercano ormai di integrare un’eventuale esposizione direzionale con approcci in grado di generare performance in modo più decorrelato dai movimenti di mercato.
Come integrate il concetto di rendimento corretto per il rischio in un universo delle criptovalute strutturalmente più volatile rispetto alle classi di attività tradizionali?
La volatilità viene spesso confusa con il rischio. Tuttavia, per un investitore professionale, il rischio corrisponde innanzitutto alla probabilità di una perdita permanente di capitale.
Il nostro approccio consiste nel ricercare fonti di rendimento la cui dipendenza dall’andamento del mercato sia limitata. Una strategia di arbitraggio correttamente costruita può presentare una volatilità ben inferiore a quella del Bitcoin, beneficiando al contempo dello sviluppo dell’ecosistema.
L'obiettivo non è massimizzare la performance lorda, ma costruire profili di rendimento efficaci, solidi e replicabili nel tempo.
In che modo Melanion Digital sfrutta le inefficienze di mercato tra le piattaforme centralizzate e l’universo DeFi?
L’ecosistema degli asset digitali rimane estremamente frammentato. Gli stessi asset possono presentare costi di finanziamento diversi, livelli di liquidità diversi o anche valutazioni diverse a seconda delle piattaforme.
Questa frammentazione crea delle inefficienze che tendono a scomparire col tempo, ma che oggi sono ancora sufficientemente numerose da costituire un terreno di investimento particolarmente ricco.
La nostra consolidata esperienza nei derivati, nel trading, nella strutturazione e nelle strategie quantitative ci consente di analizzare queste anomalie e di individuare le opportunità che presentano il miglior rapporto rendimento-rischio.
In che modo la strutturazione di strategie di arbitraggio in veicoli regolamentati modifica l’accesso a tali opportunità?
Si tratta probabilmente di uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni. Per molto tempo, numerosi investitori professionali erano interessati a queste strategie ma non potevano accedervi per motivi normativi, operativi o di governance.
I veicoli regolamentati consentono oggi di combinare l’innovazione degli asset digitali con gli standard di controllo, rendicontazione, valutazione e gestione del rischio a cui sono abituati gli investitori istituzionali.
A mio avviso, questa istituzionalizzazione rappresenta una tappa fondamentale nella maturazione del settore.
Su quale opportunità di mercato avete voluto puntare quando avete fondato Melanion Digital cinque anni fa?
Eravamo convinti che gli asset digitali, e in particolare il Bitcoin, si sarebbero progressivamente affermati come una nuova classe di asset all’interno del sistema finanziario globale. Ritenevamo inoltre che le opportunità più interessanti non si sarebbero limitate a una semplice esposizione direzionale. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che gli asset digitali dovessero essere gestiti in modo attivo, come qualsiasi altra classe di asset.
Siamo stati tra i primi operatori europei ad adottare il Bitcoin come asset strategico di tesoreria. Ma a differenza di molte società che oggi si accontentano di accumulare passivamente Bitcoin nel proprio bilancio, fin dall’inizio abbiamo cercato di mettere questo capitale al lavoro.
Abbiamo sempre ritenuto che la vera creazione di valore non risiedesse esclusivamente nel possesso di asset digitali, ma nella capacità di costruire strategie attorno ad essi.
È proprio questo che contraddistingue Melanion Digital. I nostri team provengono dal trading di derivati, dal market making, dalla strutturazione e dalla gestione del rischio nella finanza tradizionale. Ben prima dell’emergere degli asset digitali, stavamo già sviluppando strategie sofisticate sui mercati finanziari tradizionali.
Abbiamo sempre considerato gli asset digitali non come una rottura con la finanza tradizionale, ma come una nuova classe di asset alla quale possiamo applicare diversi decenni di know-how finanziario.
Il primo capitolo degli asset digitali è stato quello dell’adozione. Il prossimo sarà quello della gestione.