Quali sono oggi le priorità strategiche di Aquila?
Esse derivano direttamente dalle sfide strutturali che i gestori indipendenti devono affrontare. Queste sfide non sono ancora pienamente riconosciute dal mercato nel suo complesso, ma la nostra esperienza ci suggerisce che acquisteranno rapidamente importanza.
Il nostro obiettivo principale è quello di consentire ai gestori patrimoniali di concentrarsi pienamente sul loro core business - le relazioni con i clienti e la consulenza sugli investimenti - sollevandoli dal crescente onere dei requisiti amministrativi e normativi. Questi requisiti sono diventati sempre più complessi e costosi. Non possono più essere considerati secondari.
Allo stesso tempo, ci stiamo concentrando sul miglioramento dell'efficienza della piattaforma. Questo è fondamentale in aree come la compliance, l'IT e le operazioni, dove l'inflazione dei costi è strutturale. Mettendo in comune le infrastrutture e standardizzando i processi, offriamo ai gestori patrimoniali l'accesso a capacità di alto livello a costi inferiori.
Un'altra priorità per Aquila è quella di integrare meglio le varie funzioni della nostra piattaforma. La sfida non è quella di accumulare i servizi, ma di collegarli completamente, da quelli legali a quelli di compliance, passando per l'IT, la reportistica e le operazioni. È questa integrazione che ci permetterà di raggiungere una maggiore efficienza e trasparenza.
Infine, continuiamo a porre grande enfasi sulle sfide della successione e della trasformazione. Molti EAM si trovano a un punto di svolta, con questioni di continuità, struttura del capitale e capacità di sviluppo. Il nostro ruolo è quello di fornire un supporto pratico durante queste fasi di transizione.
Quali sono le priorità strategiche per i gestori della piattaforma?
I gestori stessi stanno adottando un approccio sempre più strategico al modo in cui posizionano e organizzano la loro attività. Una prima priorità è quella di affinare la loro proposta di valore. Vogliono definire più chiaramente dove viene creato il valore e come differenziarsi in un ambiente più competitivo e trasparente.
Questo li porta a scegliere più chiaramente tra ciò che mantengono all'interno e ciò che esternalizzano. I gestori patrimoniali stanno riorientando i propri team verso le funzioni di core business e delegando il resto, senza compromettere la propria identità o le relazioni con i clienti. Queste scelte sono diventate decisive per la crescita e la redditività.
L'esternalizzazione comporta tuttavia maggiori esigenze in termini di governance. I manager devono garantire una gestione rigorosa, un controllo efficace e una chiara responsabilità dei loro fornitori di servizi, soprattutto in un ambiente regolamentato.
Allo stesso tempo, la pressione sulla redditività si sta intensificando. L'aumento dei costi normativi e le crescenti aspettative dei clienti rendono l'efficienza operativa un imperativo. Questo è un settore in cui i modelli di piattaforma stanno giocando un ruolo decisivo.
Come è cambiata la piattaforma Aquila negli ultimi anni?
La trasformazione è stata sia graduale che profonda. Siamo passati da un tradizionale fornitore di servizi a una piattaforma completamente integrata. Questa evoluzione riflette una tendenza fondamentale del nostro settore: i gestori patrimoniali non hanno più bisogno di servizi isolati, ma di ecosistemi coerenti e in evoluzione.
Oggi Aquila coordina servizi complessi. Riuniamo diversi componenti, dai sistemi informatici ai quadri di conformità, e ci assicuriamo che funzionino insieme senza soluzione di continuità.
Abbiamo rafforzato le nostre capacità su diversi fronti. Per quanto riguarda l'IT, abbiamo investito nell'integrazione e nell'automazione. Nell'area della compliance, abbiamo ampliato le nostre competenze per soddisfare requisiti sempre più esigenti. Abbiamo anche ampliato la nostra offerta di investimenti, in modo che i gestori patrimoniali possano integrare le loro competenze.
Come si sono evolute le aspettative degli EAM?
In poche parole, si è passati da un'esigenza di supporto una tantum a una necessità di soluzioni più complete. In passato, i gestori patrimoniali chiedevano a una piattaforma un servizio specifico. Oggi si aspettano un'integrazione end-to-end.
La tecnologia è uno dei principali motori di questa trasformazione. L'EAM richiede ora una perfetta integrazione dei dati, processi automatizzati e una forte interconnessione tra i sistemi. La frammentazione non è più accettabile, perché genera inefficienze e rischi.
Inoltre, le aspettative vanno oltre il semplice supporto operativo. I manager sono sempre più alla ricerca di un supporto strategico, sia per sviluppare la loro attività, sia per prepararsi alla successione o per navigare nel complesso ambiente normativo. Questo riflette la crescente professionalizzazione del settore, in cui il rapporto con una piattaforma sta diventando più strategico e a lungo termine.
Come vorrebbe posizionare Aquila nell'attuale consolidamento del settore dei gestori patrimoniali indipendenti in Svizzera?
Il mercato svizzero sta attraversando una prolungata fase di consolidamento. Tuttavia, consolidamento non significa necessariamente acquisizione. Il nostro posizionamento è molto chiaro. Agiamo come facilitatore, non come acquirente. Molti gestori patrimoniali cercano di crescere senza perdere la propria indipendenza. La nostra piattaforma dà loro accesso a infrastrutture solide e a un quadro più professionale, senza passare attraverso un processo di fusione-acquisizione. Offriamo un'alternativa collaborativa al consolidamento.
Come vede il settore EAM nel 2030?
Prevediamo una leggera diminuzione del numero di operatori, accompagnata da un aumento della loro dimensione media. Il raggiungimento della massa critica diventerà un fattore decisivo. Allo stesso tempo, la digitalizzazione continuerà a trasformare i modelli di business, mentre la regolamentazione aumenterà ulteriormente le richieste di professionalità. Il settore diventerà più strutturato, più trasparente e, per molti aspetti, più istituzionale. Detto questo, siamo convinti che lo spirito imprenditoriale rimarrà una componente essenziale, anche se si esprimerà in un quadro più disciplinato.
Come è cambiato il profilo dei manager esterni nell'arco di dieci anni?
Dieci anni fa, il settore si basava in gran parte su relazioni interpersonali, con manager altamente imprenditoriali che operavano in strutture relativamente flessibili. Oggi il panorama è profondamente cambiato. Gli attori sono diventati più professionali, con quadri di governance più forti, processi più strutturati e una maggiore dipendenza dalla tecnologia. Questa evoluzione riflette sia gli sviluppi normativi sia le mutate aspettative dei clienti. Il settore è diventato più maturo, con un livello più elevato di struttura e disciplina, senza abbandonare il suo DNA imprenditoriale.
Fino a che punto una piattaforma come la vostra deve o può spingersi nell'integrazione dei servizi?
È soprattutto una questione di equilibrio. Le piattaforme devono integrare le funzioni in cui l'effetto di scala crea un valore reale. Ciò è particolarmente vero per i servizi amministrativi e normativi. È in queste aree che l'efficienza, la coerenza e la gestione del rischio sono più critiche.
D'altra parte, alcuni limiti sono evidenti. Le decisioni di investimento devono rimanere di competenza dei gestori, perché sono il cuore della loro identità e del rapporto di fiducia con i clienti. Allo stesso modo, l'indipendenza imprenditoriale deve essere preservata. Il ruolo di una piattaforma è quello di supportare e facilitare, non di sostituirsi. Mantenere questo equilibrio è essenziale per garantire un modello sostenibile.