«La vittoria dei Democratici frenerà probabilmente il programma espansionistico dei Repubblicani»

Scritto da Julien Descombes | 4 nov 2026, 16:10:22

La politica statunitense, le prospettive sui tassi in Europa e le tensioni sul credito riflettono dinamiche a volte contraddittorie. A queste sfide, Julien Descombes aggiunge il peso crescente dell’intelligenza artificiale nei mercati, dove le esigenze di finanziamento e le valutazioni sollevano nuovi interrogativi.

Quale impatto potrebbe avere la sconfitta di Trump alle elezioni di medio termine sul percorso di bilancio statunitense e sui tassi a lungo termine?

La politica esercita oggi un’influenza significativa sui mercati, ma le elezioni di medio termine non costituiscono, a mio avviso, il fattore determinante per i tassi statunitensi, l’inflazione o la crescita. Il percorso di bilancio dipenderà maggiormente dalla crescita economica degli Stati Uniti, dall’entità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e dalla politica monetaria.

Le elezioni di medio termine potrebbero tuttavia influire sui margini di manovra di bilancio dell’amministrazione. La vittoria dei Democratici, che assumono il controllo di entrambe le Camere, frenerà verosimilmente l’agenda espansiva dei Repubblicani. D’altra parte, è difficile prevedere un vero e proprio inasprimento di bilancio a seguito delle elezioni.

I periodi che precedono le elezioni di medio termine sono spesso accompagnati da turbolenze sui mercati, a causa delle incertezze politiche che suscitano. Una volta noti i risultati, tali incertezze si dissipano naturalmente, il che tende a sostenere i mercati.

La BCE deve ancora aumentare i tassi, mentre la stretta creditizia sta già frenando l’economia nell’area dell’euro?

La BCE dispone di margini di manovra molto più limitati rispetto alla Fed. A differenza degli Stati Uniti, dove la crescita rimane robusta, l’economia dell’area dell’euro evolve a un ritmo fiacco. Ciò riduce di conseguenza la sua capacità di inasprire la politica monetaria. Prevediamo tuttavia un nuovo aumento dei tassi entro la fine dell’anno, in linea con le attuali previsioni di mercato.

Il nostro scenario diverge sensibilmente dal consenso per il 2027. Prevediamo una normalizzazione graduale dell’inflazione, sostenuta in particolare dagli effetti base sui prezzi dell’energia e da una normalizzazione dei prezzi del petrolio. In queste condizioni, prevediamo piuttosto una pausa da parte della BCE, mentre il mercato anticipa ancora due o tre aumenti dei tassi l’anno prossimo. Non è da escludere nemmeno un calo dei tassi verso la fine del 2027, anche se è ancora un po’ presto per affermarlo.

L’andamento dei prezzi dell’energia sarà determinante. Anche un allentamento delle tensioni in Medio Oriente potrebbe accelerarne il calo. Infine, gli aumenti dei tassi già avvenuti e quello che prevediamo ancora quest’anno continueranno a produrre i loro effetti sull’economia.

In che misura un ritorno del Regno Unito nell’UE, auspicato dalla grande maggioranza dei britannici, potrebbe modificare l’andamento delle azioni europee e della sterlina?

Il rientro del Regno Unito nell’Unione europea non costituisce ancora per noi un’ipotesi di lavoro, poiché tale scenario rimane incerto. Se dovesse concretizzarsi, i suoi effetti sarebbero verosimilmente positivi, sia per la sterlina che per le economie britannica ed europea.

Il ritorno del Regno Unito amplierebbe i mercati di sbocco per le imprese britanniche e rafforzerebbe gli scambi con il resto d’Europa. Anche le imprese dell’area dell’euro potrebbero trarne vantaggio. A lungo termine, ciò contribuirebbe a sostenere il potenziale di crescita di entrambe le economie.

È tuttavia difficile valutarne oggi le conseguenze sui mercati. Un simile sviluppo probabilmente non si verificherà nel breve termine. Il suo impatto dipenderebbe in larga misura dal contesto economico e finanziario al momento in cui si verificherebbe. Non possiamo quindi, in questa fase, farne un criterio di posizionamento nei portafogli.

Quale orientamento dovrebbe imprimere il successore di Christine Lagarde alla politica monetaria della BCE, in un contesto in cui i prezzi dell’energia rimangono elevati?

La parola d’ordine è continuità. È importante che la successione di Christine Lagarde non comporti una rottura nella conduzione della politica monetaria, al fine di preservare la fiducia dei mercati.

Due sfide saranno particolarmente importanti per il suo successore. La prima sarà quella di preservare la credibilità della BCE evitando gli effetti inflazionistici di secondo ordine. La seconda consisterà nel ribadire che la stabilità dei prezzi rimane la sua priorità assoluta.

La BCE sarà giudicata in particolare sulla sua capacità di difendere il proprio obiettivo di inflazione del 2% e di ancorare le aspettative di inflazione. Questa continuità sarà essenziale per garantire la chiarezza della sua azione.

Le tensioni si stanno moltiplicando sul mercato high yield, con rendimenti che ormai superano il 20% in alcuni segmenti. C’è da preoccuparsi dei rischi di contagio?

Occorre rimanere vigili, ma questi rendimenti superiori al 20% riguardano titoli molto specifici e non significano che l’intero mercato high yield si trovi in difficoltà. Essi riflettono soprattutto la sfiducia degli investitori nei confronti di alcuni emittenti che presentano un rischio particolarmente elevato.

Questi rendimenti corrispondono essenzialmente al segmento con rating CCC. Tuttavia, quest’ultimo rappresenta solo circa il 4% degli indici europei high yield. Il suo peso è addirittura diminuito negli ultimi anni, mentre quello delle obbligazioni di qualità superiore, principalmente con rating BB, è aumentato. Nel complesso, il livello di rischio all’interno degli indici è quindi inferiore a quanto lo fosse in passato.

Ciò non significa che i rischi siano scomparsi. Le imprese più fragili devono comunque reperire finanziamenti, sia presso le banche che sui mercati privati. Tuttavia, al momento non riscontriamo alcun rischio di contagio. Tale rischio si manifesterebbe in particolare se le difficoltà di rifinanziamento si estendessero a emittenti di qualità superiore o se gli investitori si ritirassero in modo duraturo da determinati segmenti, rendendo più difficile l’accesso ai finanziamenti per l’intero mercato. Attualmente non è così.

Anthropic potrebbe quotarsi in Borsa con una valutazione di 1'500 miliardi di dollari, mentre il suo profilo di credito rimane altamente speculativo. Il mercato è pronto a finanziare a questo prezzo un’azienda il cui fabbisogno di capitale e i cui impegni finanziari rimangono considerevoli?

L’interesse di una quotazione in Borsa sta proprio nel mettere a confronto il fabbisogno di finanziamento di un’azienda con la capacità di assorbimento del mercato. Per gli attori del settore dell’intelligenza artificiale, si tratta di un’equazione particolarmente delicata. Da un lato, il fabbisogno di investimenti è considerevole. D’altro canto, anche le prospettive di mercato e i rendimenti potenziali sono molto elevati.

L’IPO di Anthropic consentirà quindi di valutare in che modo gli investitori giudicano questo equilibrio. Dopo diversi mesi in cui il mercato ha mostrato una visione molto positiva del settore dell’intelligenza artificiale, da alcune settimane si osserva una maggiore selettività. Sarà interessante vedere come questa evoluzione si rifletterà durante l’operazione.

Una valutazione di 1'500 miliardi di dollari implica che gli investitori prevedano una forte crescita dei ricavi e la capacità di generare, nel lungo periodo, rendimenti all'altezza del capitale investito. L'IPO consentirà di verificare in che misura il mercato sia disposto a integrare tali prospettive nel prezzo dell'azienda.